CAD Ingegneria Meccanica - Mechanical Engineering - UNIPO DEBUG

Home › STORIA

Un po' di storia


L’ingegneria meccanica ha origini antichissime e da sempre ha accompagnato l’evoluzione tecnologica di collettività organizzate, innescando spesso al loro interno importanti mutamenti economici e sociali. Potremmo dire che l’ingegneria meccanica, intesa quale ingenium proteso alla costruzione delle machinae finalizzate a potenziare le capacità fisiche dell’uomo, è sempre esistita.

Questa disciplina ha visto nei secoli notevoli cambiamenti delle proprie finalità, dei propri orizzonti, dei rapporti con le scienze fisiche e matematiche e anche del modo di trasmettere le conoscenze acquisite attraverso la nascita, relativamente recente, di scuole di ingegneria.

Il più antico documento italiano in cui appare il termine “ingegnere” è del 19 aprile 1195: un atto di compravendita redatto a Genova cui assiste, come testimone, un certo Rainaldus encignericus. Si trovano molti altri documenti successivi a questo in cui la parola ingegnere, sia in Italia che in Francia, entra nel gergo tecnico per indicare esperti qualificati nella progettazione di fortificazioni, ponti, mulini, macchine militari e opere idrauliche. Esistono poi figure mitiche nella storia della scienza e della tecnica, come quella di Leonardo, che certamente piace annoverare tra gli “ingegneri meccanici”, che hanno consacrato quella capacità di ideazione meccanica, di progettazione di congegni e dispositivi che sono anima e sostanza dell’ingegneria meccanica. Il Rinascimento italiano rappresenta certamente un momento di grande firoritura dell’ingegnium che vede, accanto a Leonardo, anche gli autori dei primi veri e propri trattati di ingegneria: il “De re militari”, di Roberto Valturio (1497), il “De la pirotechnia”, di Vannuccio Biringuccio (1540).

industryLa nascita dell’Ingegneria Meccanica in senso più moderno può però essere forse collocata al tempo della rivoluzione industriale europea del diciottesimo secolo. E’ in questa circostanza infatti, anche con l’avvento delle macchine a vapore, che si accelerano una serie di processi che conducono allo sviluppo di un’ingegneria meccanica che, per temi affrontati ed esigenze formative di una nuova generazione di esperti, rappresenta la forma embrionale di quella stessa ingegneria meccanica che si pratica e si insegna oggi negli atenei di tutto il mondo.

Lo sviluppo delle macchine a vapore contiene in se molti elementi di novità: è l’inizio dell’era delle macchine “calde” che porterà ad uno sviluppo in parte simbiotico della tecnologia e della termodinamica, emblematicamente contenute nel saggio di Carnot “Reflexion sur la puissance motrice du feu”; è l’avvento delle elevate velocità di rotazione e di azionamento dei dispositivi che segnerà il passaggio dalla concezione statica a quella dinamica nello studio delle macchine; è l’era delle prime grandi fabbriche, delle grandi opere ferroviarie, dei grandi battelli, con i relativi problemi di gestione di processi produttivi completamente nuovi. In questo contesto di ferventi novità, anche gli esperti che tali macchine inventano, progettano e costruiscono cambiano radicalmente. E’ un periodo storico che vede in Europa una grande competizione tra gli Stati nazionali ed uno straordinario consenso sociale attorno all’invenzione, all’inventore e agli industriali, consenso legato al beneficio portato dalla tecnologia nello sviluppo di una società organizzata. In quest’epoca nascono le vere e proprie scuole di ingegneria: è in Francia la prima, ad opera di Napoleone Bonaparte, l’Ecole Polytechnique (1794) che faceva seguito all’Ecole du Genie Militaire (1748). Qui emerge e si impone chiaramente l’idea di formare ingegneri con una forte preparazione matematica e fisica. Per la prima volta troviamo corsi per ingegneri, le cui denominazioni suoneranno familiari anche ai nostri studenti: Meccanica, Progettazione di Macchine, Chimica, Fortificazione e Architettura.

Anche la Gran Bretagna, forte di una politica industriale che spazia dai nuovi sistemi di comunicazione per mare e per terra, alla meccanizzazione della produzione, si dota di sue strutture di formazione degli ingegneri, seguendo una strada diversa, di stile più pragmatico, ma egualmente efficace. Una formazione basata su un duro apprendistato gestito dalle corporazioni industriali, attraverso associazioni di ingegneri, tra le quali una delle più famose l’ Institution of Civil Engineers, fondata nel 1771.

E’ questa l’epoca degli ingegneri che si formano e insegnano presso queste grandi istituzioni e sono resi noti al pubblico, soprattutto nell’Europa continentale, per la progettazione e costruzione di grandi opere. Un’epoca che si colloca tra la fine del ‘700 e la fine dell’800.

westinghouse-works

Con il forte impulso alla produzione industriale di larga scala, alle macchine veloci, alle fabbriche organizzate, specialmente in Europa e negli Stati Uniti si sviluppa una figura di ingegnere, inventore e imprenditore. Figure che costruiranno una grande rivoluzione produttiva fino all’inizio della seconda guerra mondiale. E’ questa l’era dei grandi nomi di ingegneri-inventori e capitani di industria che spaziano dalla meccanica, ai sistemi elettrici, all’ottica. Sono i primi figli di quella nuova concezione di ingegnere formato con canoni scientifici rigorosi, che hanno appreso il metodo scientifico per fare applicazione tecnologica, che conoscono l’importanza della solida base matematica e fisica, e anche dell’organizzazione dei laboratori di ricerca. Di queste convinzioni fanno la loro bandiera e la loro forza. In questo esercito di nuovi ingegneri militano nomi eccellenti tra i quali Edison, Marconi, Siemens, Ford, Westinghouse, Bell, Zeiss. Il loro metodo è così potente che le organizzazioni che questi ingegneri-imprenditori creano sono sopravvissute alla scomparsa dei loro stessi fondatori. Questi grandi laboratori danno origine, a partire dagli anni a seguire la seconda guerra mondiale, alle grandi multinazionali, dotate di loro centri di ricerca e sviluppo.

Le origini delle scuole di formazione per ingegneri in Italia, ed in particolare a Roma, sono collegate proprio alla discesa di Napoleone in Italia, affidando alle università la preparazione fisico-matematica, restando invece le attività di tirocinio svolte esternamente, e mantenendo il rilascio dell’abilitazione all’esercizio della professione prerogativa dello Stato. In particolare, la presenza a Roma di Gaspard Monge, matematico, ingegnere  e politico francese,  condusse alla creazione nel 1798 dell’Istituto Nazionale della Repubblica Romana, con due sezioni, una scientifica l’altra umanistica e più specificamente fu istituita una Facoltà di Matematica che prevedeva corsi per la preparazione degli ingegneri. Uno dei corsi attivati era per l’appunto denominato “Scienza dell’Ingegnere”. Nel 1817 viene istituita la Scuola degli ingegneri pontifici di Roma ad opera di papa Pio VII, che nel 1824 si fonde con l’Università di Roma.

Sono queste le origine del modo accademico al quale gli studenti di Ingegneria Meccanica affidano la loro preparazione. E queste le origini di quel mondo industriale in cui troveranno la loro collocazione lavorativa. Un mondo che ha radici lontane, ospitate nel Chiostro di San Pietro in Vincoli, nella cornice dalla Sapienza che nasce nel 1303 con il nome di Studium Urbis: proprio pochi anni dopo l’atto di Rainaldus encignericus.